Le Olimpiadi da spettatrice

I grandi eventi sono sempre un’occasione per “imparare qualcosa”.

Recentemente ho avuto il privilegio di vivere le Olimpiadi di Vancouver da spettatrice. Il mio giudizio è un 10 e lode. Ho letto sulla stampa che sul piano tecnico ci sono stati alcuni problemi soprattutto per chi era lì per lavoro, eppure l’esperienza pura dello spettatore ha superato ogni mia aspettativa. Fin dall’inizio. Dall’arrivo a Vancouver.

Appena usciti dal ritiro bagagli, una schiera di volontari all’aereoporto si è fatta avanti, indicandoci l’uscita, munendoci di cartine delle due aree (città e montagna) e rispondendo ai nostri dubbi, per la verità limitati vista la stanchezza per la lunga trasferta.

La prima competizione cui ho assistito è stata “luge”,  lo slittino. Abbiamo preso un autobus che ci ha portato ad un hub al villaggio. Lì, di nuovo, una nutrita schiera di volontari ci ha indicato l’autobus per la zona di gara. Non ho nemmeno dovuto guardare un cartello o la mia cartina, tanto sono stati solerti nel fornirmi le indicazioni.

Il check in all’area di gara, che alle Olimpiadi prevede un controllo completo di borsa e metal detector, è stato rapidissimo, nonostante la tantissima gente in coda. Un volontario mi ha detto come fare con la borsa, un altro mi ha preso la giacca e la borsa, un altro ancora mi ha indicato quando passare al metal detector, altri due mi hanno aiutato a recuperare i miei effetti personali, un ultimo volontario mi ha salutato augurandomi una buona giornata. Ho contato sei persone per postazione.

La gestione di centinaia e centinaia di spettatori, che nello stesso istante si recano al campo di gara, si è svolta rapidamente, senza tensioni, senza alcuna forma di stress, sempre con il sorriso. Va detto, tuttavia, che il senso civico del pubblico era straordinario. Alla discesa libera femminile, c’era una coda lunghissima su più corridoi senza alcuna delimitazione. Nessuno ha provato a fare il furbo, scavalcando la coda. Il pubblico disciplinato ha aspettato il proprio turno, spesso facendo amicizia con gli spettaori vicini.

Cosa ho imparato?

1. Informazioni chiare e continue: lo spettatore si sente coccolato e rispettato perchè ad ogni domanda c’è sempre un volontario pronto a dare risposta. Si tratta dunque di formare in modo approfondito tutte le persone “front desk” con il pubblico e di educarle all’accoglienza.

2. Gestione dinamica dei trasporti: ad ogni hub più persone con giubba fosforescente, oltre ad aiutare gli spettatori, erano in contatto con la centrale per gestire eventuali necessità di aumento dei mezzi. In questo modo, le attese erano davvero brevi.

3. Lo spirito olimpico del pubblico è qualcosa che non si può crerare a tavolino. Certamente vedere migliaia di persone applaudire ogni atleta, entusiasmarsi per tutti i campioni, senza gli eccessi di alcol cui siamo abituati nelle competizioni di sci alpino nelle Alpi o senza alcuna forma di fanatismo è stata una bella esperienza. Le Olimpiadi, anche solo per il loro significato, risvegliano passioni spontanee. Sarebbe bello riuscire, non solo a garantire anche nei nostri eventi, anche in quelli minori, lo stesso spirito di accoglienza, che ho vissuto in prima persona,  ma soprattutto sarebbe bello avere un pubblico così corretto, appassionato e semplicemente felice per essere lì. Ma questa è la magia olimpica!

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