Lo spettatore? Ma perchè, c’è anche lui?

Questo è un po’ il mio tormentone, in questi giorni.  Il tema mi sta a cuore, perchè anch’io, come spettatitrice mi sono sentita … dimenticata.

L’esperienza più negativa in questo senso l’ho vissuta lo scorso anno al Milano Jazzin Festival.

Immaginatevi l’Arena di Milano, un bellissimo palco, una pavimentazione di legno, le sedie per i biglietti più costosi, poi, ai lati del palco, esposizioni di sponsor, e in fondo, dietro le sedie ancora gazebo di sponsor. Poi il nulla. Metri e metri di vuoto e  infine le cancellate (vere e prorpie gabbie) e dietro le cancellate, noi,  il pubblico da 30 euro (mi pare, non ricordo bene il prezzo).

Sembravamo davvero dietro le gabbie dei maxi processi, il pubblico indesiderato, gli appestati. Davanti a noi vedevamo, nell’ordine: inferriate, il nulla, spazio, gazebo, sponsor, sedie e il palco, lontano, lontano. Volevi una birra? Facile: mezz’ora di attesa per lo scontrino e mezz’ora di attesa per la birra.

Alla fine ho amato i miei colleghi carcerati che hanno sfondato le cancellate e si sono portati sotto il palco. Io ho abbandonato la coda per la birra e impavida li ho seguiti.

Proviamo a leggere gli errori di questa sciagurata organizzazione?

  1. Gli sponsor (ovvero i prodotti degli sponsor) erano in pole position, come se la rassegna fosse stata organizzata per loro, non per il pubblico. Di solito, direi, è vero il contrario: gli sponsor sono un veicolo e finanziano l’evento per promuovere un dato prodotto. Per promuoverlo, oltre a mostrare striscioni e video, in un’occasione come questa puoi avvicinare il possibile acquirente a quel prodotto: cioè, fallo girare intorno e dentro al tuo gazebo, invece che chiuderti dentro un priveé.
  2. I servizi al pubblico: è estate, fa caldo e per bere qualcosa devi fare un’ora di coda? I banchi-bar erano pochi e limitati. La gente doveva uscira dall’arena per dissetarsi. Vi pare possibile? La gente la richiamiamo o la cacciamo?
  3. Le informazioni all’entrata: abbiamo girato la testa come trottole prima di capire dove si comprava il biglietto. Non un cartello “biglietteria”. C’erano le code, è vero, ma quale era quella giusta?
  4. La vista sullo spettacolo: dalla mia posizione dovevo girare la testa a sinistra 30 gradi e abbassarmi o alzarmi per non avere il palo della cancellata davanti agli occhi. La mia cervicale ne ha sofferto.
  5. L’assoluta mancanza di cortesia del personale di servizio: sembrava davvero che gli dessimo fastidio.

Ero appena tornata dal Montreux Jazz Festival, dove oltre alla musica, il vero protagonista era il pubblico, dove mi ero sentita benissimo perchè le informazioni erano chiare, i servizi erano straordinari (trasporti, parcheggi, segnaletica, cibo, caffè, gelati) e il personale era cordiale e quasi felice! Vabbè, direte: sono svizzeri. Ma perchè non possiamo essere un po’ svizzeri anche noi?

Il punto allora è il seguente: come avere la botte piena e la moglie ubriaca?

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2 pensieri su “Lo spettatore? Ma perchè, c’è anche lui?

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