Comunità e persone negli eventi non profit

Ho letto recentemente un libro (L’era della contaminazione, G. Cravera, D.P. Ferraris, Lupetti editore) che, sebbene si concentri soprattutto sul non profit sociale, offre moltissimi spunti di riflessione anche all’organizzazione non profit di eventi sportivi e culturali.

Il titolo è accattivante: la contaminazione.

Contaminazione dei due mondi che paiono opposti (il for profit contro il non profit), ma che sempre di più si devono contaminare, vale a dire possono imparare dall’altro per migliorare. Non solo noi non profit, dunque, possiamo apprendere dalle imprese tradizionali, ma le stesse imprese possono migliorare grazie alla nostra esperienza. La mia opinione a proposito è espressa in un mio precedente post.

Qui e in alcuni  post successivi vorrei semplicemente  riassumere e rileggere alcuni aspetti del libro che mi sono parsi più interessanti per noi, operatori del non profit.

Intangible Assets nelle aziende

Gli autori ci ricordano che nella pratica manageriale la performance di un’impresa dipende da diversi intangibles assets:

  • Valore della conoscenza
  • Consenso e fiducia delle diverse categorie di stakeholders
  • Reputazione

Gli stakeholders sono i portatori di interesse, coloro che sono legati all’impresa (for o non profit che sia), vale a dire:

Stakeholder

Ruolo negli eventi non profit

Risorse umane Sono soprattutto i volontari
Soci/azionisti/finanziatori Evidentemente non ci sono azionisti, ma ci sono soci e soprattutto finanziatori, che nel non profit assumo un ruolo fondamentale, non essendo queste organizzazioni di tipo commerciale, non avendo cioè ricavi significativi dai clienti
Clienti Ci sono clienti negli eventi non profit? Il pubblico,anche se con ingresso gratuito è un fruitore del nostro evento e come “cliente” deve essere considerato, ma anche altri utenti possono essere considerati come “clienti”, fruitori di un servizio che noi mettiamo a disposizione.
Partner finanziari Le nostre banche, che devono essere coinvolte nel valore etico, culturale e sociale delle nostre attività.
Comunità La comunità nel non profit è centrale perché fornisce prima di tutto i volontari, ma anche perché per la comunità si opera, perché senza un suo reale consenso non c’è crescita, non c’è vita.
Ambiente Oggi è un tema centrale che va affrontato, anche in un evento culturale in centro città, con responsabilità e consapevolezza.

Comunità e  risorse umane sono centrali nel non profit e non solo  se si tratta di associazionismo di tipo sociale. Detto questo, vorrei soffermarmi proprio sui due stakeholder più significativi.

Comunità e persone

Nella mia esperienza trovo che il coinvolgimento di  800 persone provenienti quasi totalmente dal luogo dell’evento stesso, contribuisca ad arricchire culturalmente (anche se si tratta “solo” di cultura del lavoro o cultura dello sport) la comunità.

L’impegno richiesto ai volontari, che negli anni hanno acquisito competenze  specialistiche, influisce sulla crescita della comunità in cui operiamo. L’evento non porta dunque solo valore attraverso la promozione di sport o cultura, o  attraverso la promozione del territorio  entro cui si svolge, ma porta valore anche alla comunità attraverso i suoi volontari. Si tratta di valore delle relazioni umane, prima di tutto, ma anche valore delle competenze e del know how a disposizione, dopo l’evento, della comunità stessa.

Questa, tuttavia, è la responsabilità dell’associazione. Garantire, oltre il risultato della sua core competence, questi positivi effetti collaterali. È triste prendere atto che invece spesso ciò non accade.

Torino 2006 è stata una sconfitta da questo punto di vista, perché in questo caso la comunità “Italia” non ha saputo trattenere le competenze e la passione di straordinarie esperienze umane e professionali nel nostro territorio. Il nomadismo di giovani “sport event manager” italiani nel mondo ne è la dimostrazione e intanto lo sport management in Italia soffre per mancanza di innovazione, di competenze, di ricambio generazionale.

Il non profit h adavanti a sé, a mio avviso,  questa straordinaria sfida: far crescere non solo la propria organizzazione, il proprio evento, ma contribuire anche alla crescita del contesto, della comunità (territoriale o settoriale che sia), grazie anche solo al fatto che qui, a differenza del for profit, l’esperienza umana assume un ruolo centrale.

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2 pensieri su “Comunità e persone negli eventi non profit

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