Alcuni suggerimenti per i nomadi degli eventi

Il mondo degli eventi è un mondo di nomadi. Per forza di cose. Gli eventi hanno una vita limitata e spesso sono episodi unici, senza continuità. I nomadi sono quell’esercito di professionisti, collaboratori e volontari che dedicano 1 giorno, 1 mese, 1 anno alla realizzazione di queste manifestazioni.

Si tratta di un’esperienza straordinaria, lo sappiamo, ma può trasformarsi in un incubo, se non siamo in grado di capire fino in fondo con chi stiamo lavorando. Non importa l’esperienza che di evento in evento abbiamo acquisito. Non solo, infatti, ogni evento è diverso, ma lo è anche ogni organizzazione.

Come nomande negli eventi, prima ancora di mettervi a lavorare sul vostro progetto, dovete  capire di che cultura è fatta l’organizzazione dentro cui vi trovate. Capirlo non è difficile, basta focalizzarsi sui compiti, sulle attività. La cultura non è nulla di astratto, al contrario, è semplicemente  il nostro agire.

Lasciate perdere dunque proclami frustrati del tipo: “Questi non sanno lavorare”! Lo so, è  lo sfogo più comune quando non ci si trova bene nei lavori” spot” dentro organizzazioni nuove e, lo confesso, io stessa, sono caduta nella trappola. Ma è anche la via più comoda  e la direzione sicura per rovinarsi in modo irrimediabile quell’esperienza.

Prima di incolpare la struttura che ci accoglie, infatti, dovremmo capire che siamo noi i responsabili del nostro malumore, perchè, appunto, non ne  abbiamo compreso la cultura.

Ecco allora alcuni consigli su come individuare la cultura di una nuova organizzazione ed evitare inutili conflitti (i consigli  non sono farina del mio sacco, provengono dalla Harvard Business School):

  • date uno sguardo alla storia professionale dei collaboratori o dei dirigenti (la provenienza, la formazione, le esperienze sono indicatori significativi)
  • studiate  la struttura del gruppo dirigente (come si dividono il “potere” e come prendono le decisioni?)
  • verificate  quali sono le azioni che vengono premiate e pubblicamente riconosciute come azioni di grande valore
  • e chiedete quali sono stati  i problemi che l’organizzazione, nel suo passato, ha saputo affrontare e risolvere con successo

Vi sembra un gioco stupido? Io ho fatto il test sulla mia organizzazione e, sì, pur non essendo una free lance, ho potuto correggere alcuni errori che stavo facendo. Non avevo, cioè, fatto caso a comportamenti e abitudini radicate prima del mio arrivo.

Nonostante tutto ciò il malumore rimane? In questo caso è evidente che siete voi a non potervi adattare a quella cultura. Capita… e non c’è nulla di male. L’importante è capirlo e decidere di conseguenza se rimanere o fare fagotto, e, da bravi nomadi degli eventi, cercare  un altro “campo” in cui esprimere le vostre qualità.

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