Hai tempo? Fai il presidente!

Nelle organizzazioni non profit anche i dirigenti sono spesso volontari. I presidenti sono uomini appassionati tutto fare, pieni di idee e di entusiasmo. Spesso i presidenti sono quelli, che oltre alla passione, hanno un’altra risorsa preziosissima: il tempo.

“Dai, tu che hai tempo, fai il presidente!”

Basta partire da una nomina per questo semplice e diffusissimo motivo per destinare quasi certamente l’organizzazione ad un tracollo, ad una progressiva regressione, ad una decrescita.

Non che la disponibilità di tempo non sia importante, ma non può essere il driver primario per affidare un incarico di tale importanza ad un membro.

La competenza non va confusa con la disponibilità.

La prima conseguenza è una deresponsabilizzazione degli altri: “Tanto c’è lui, che è sempre lì e ha tempo”.

Cravera e Ferraris (autori di “L’era della contaminazione”) delineano alcuni frequenti scenari (avvistati nel non profit sociale, ma diffusi anche nelle organizzazioni sportive e culturali):

  1. Il leader fa tutto lui perché è sempre disponibile, è l’unico punto di riferimento e i membri non si assumono responsabilità.
  2. Il leader che ha più informazioni di tutti, trattiene le informazioni e le usa, non per delegare e sviluppare l’organizzazione, ma piuttosto per governare in modo superficiale ed esprimere il proprio potere.

In entrambi i casi, le conseguenze naturali sono un progressivo allontanamento dei membri. Il presidente tuttofare  causa, inoltre, qualcos’altro di grave: la mancanza di sviluppo di competenze interne. Lui ha tempo e, cosa che all’inizio pare a tutti comoda, alla fine crea distanza, insoddisfazione e incapacità di gestione.

Tutto ciò si amplifica quando l’azione richiesta è periodica, non continua. Pensiamo, appunto agli eventi. Un’associazione organizza ogni anno un evento. Ebbene, tra un evento e l’altro, se tutto il mondo dell’associazione rimane in mano al presidente che “ha tanto tempo”, è facile immaginare come si presenti la truppa alla data di esecuzione. Lui, il presidente, ha le informazioni, ha il piano, e delega compiti e basta. Loro, i membri, si sentono esclusi, usati, poco coinvolti. Si lamentano e il presidente si sente offeso, perché lui si è preso tanto tempo e ha fatto tutto lui, ecc. …  e intanto l’evento naufraga.

Evitare questi ping pong di recriminazioni con affondo finale è possibile. Basta comprendere che dirigere un’associazione non profit non è sinonimo di dilettantismo, di passatempo! Non c’è alcun nesso logico tra il fatto, da un lato,  che vi siano volontari (e che non ci siano dividendi da distribuire)  e, dall’altro lato, un approccio amatoriale e “hobbystico” nella gestione e nella guida dell’associazione.

Certo, l’obiezione naturale è: con quali soldi? Uno bravo che si prenda il tempo deve essere pagato. La risposta è molto semplice: con quei soldi che una gestione professionale saprà portare nelle casse dell’associazione, nella sua crescita, nel suo sviluppo.

3 pensieri su “Hai tempo? Fai il presidente!

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