La Gestione dello Sport tra Parole e Disegni

Lo scorso sabato si sono tenute le elezioni per la nuova presidenza della Federazione Italiana Sport Invernali (FISI). Questo blog, è vero, non si mai occupato di tali avvenimenti e in teoria poco ha che fare con i contenuti di un’elezione federale. Poiché tuttavia mi occupo di sport, mi concedo questa eccezione per fare tentare una riflessione, che non riguarda in realtà solo lo sci, ma lo sport in genere. Non intendo raccontare quali sono stati i risultati, né di come una parte abbia prevalso sull’altra. Non mi interessa entrare nella cronaca elettorale. Anzi, come se fossi una massaia, con un piumino scacciapolvere vorrei pulire via tutte le contrapposizioni e le quisquilie emerse qua e là, per far emergere solo un aspetto, secondo me centrale, e lo vorrei fare da un punto di vista linguistico e grafico.

PREMESSE

Servono alcune premesse (sono una amante, in effetti, delle premesse).

  1. La società in cui viviamo è frammentata e complessa e lo sport, essendo parte viva di questa società non può che essere altrettanto complesso e frammentato (queste parole parafrasate sono di Caterina Gozzoli, professoressa di psicologia alla Cattolica di Brescia).
  2. Il nostro paese sta attraversando un’ondata di antipolitica, di anti-dirigenti, di anti-vertici: tutti agirebbero contro la “gente”, contro il “popolo” per interessi puramente individualistici. Questo stato d’animo si ripercuote anche nello sport.
  3.  Nello sport, ad esempio nello sci, accade che gli sci club che portano a sciare i ragazzini, si sentono mal rappresentati da chi in giacca a cravatta prende decisioni dall’alto e non ne ri-conoscono il ruolo e la funzione. Accade parimenti che, in effetti, molto spesso i dirigenti in giacca e cravatta usino populisticamente i giovani, ma una volta conquistato il “seggio” se ne dimentichino. Nulla di nuovo, dunque e appunto lo specchio della società.

LO STATO PERCETTIVO

Tra le tante parole lette e sentite nella campagna elettorale, il mio piumino schiacciapolvere ha salvato alcune interviste rilasciate da ragazzini in gara sulle nevi del Friuli. Mi ha molto colpito sentire che non sanno cosa è la federazione, la FISI, e non sentono alcun senso di appartenenza con l’ente madre, da cui dipendono (e che allena i grandi vincitori di medaglie, che poi loro stesso emulano nelle competizioni giovanili.) Potremmo anche fregarcene. Sono solo dei ragazzini! Eppure io mi preoccupo e mi chiedo: perché? Perché manca un senso di appartenenza con questa casa madre simbolica? Perché non sanno nemmeno cosa sia? Sono forse il sintomo di una grave frammentazione? Frammentazione di cosa?

Per rispondere forse il linguaggio mi può aiutare, in quanto esso è sempre sintomo di un dato percepire. E il percepire emerso è che la base si sente giù in fondo ad una piramide. Le risposte dei ragazzini sono l’espressione più drammatica e ingenua di questo “abbandono percepito”.

LA “BASE” NELLA PIRAMIDE

La base, in effetti, è stata forse la parola più usata in tutta la campagna elettorale. “Base” indica generalmente la parte inferiore di una costruzione. Indica quindi anche sostegno o fondamento (www.treccani.it). È una parola che pur indicando forza (in quanto sostegno) comunica anche staticità e una sostanziale separazione da ciò che sta sopra, come se il sopra vi fosse solo appoggiato.

La visione che tutti noi abbiamo oggi della gestione dello sport è, in effetti, quella piramidale:

Semplificando al massimo: sono tre blocchi, quasi isolati, dove sotto si suda e sopra si fa festa! Secondo questa visione (ahimè spesso condivisa e/o confermata su tutti i tre livelli) se manca un pezzo …

… la piramide (o il tronco) sta in piedi comunque!

L’ALBERO

Torniamo allora alla parola “base”, ma solo nel significato di fondamento.

L’esempio più vitale di fondamento che mi viene in mente è dato dalle radici che sostengono un albero e lo nutrono.

Un albero! Il linguaggio è importante! Le parole che la Treccani associa ad  albero sono: espansione verso l’alto, connesssione, derivazione, sostegno. Albero, aggiungo,  è vita e progresso e crescita.

Perché non abbandoniamo dunque la pesante piramide fatta di blocchi immobili e decidiamo di arrampicarci su un albero? Forse per ciascuno sarebbe più facile comprendere, non tanto quale sia la propria posizione gerarchica nel sistema, ma la propria funzione.

La rappresentazione grafica sarebbe così:

È solo un disegno e sono solo parole? No! È uno strumento di comunicazione molto efficace, ma può essere anche un bel poster da appiccicarsi in ogni ufficio per ricordarsi, ognuno, quale funzione ricopre, quali sono i suoi compiti e le sue responsabilità. Non ci sono migliori o peggiori. Ci sono solo fasi diverse del processo di vita dello stesso organismo!

  • Un albero senza radici muore.
  • Un albero il cui tronco è spolpato muore.
  • Un albero i cui rami vengono via via tagliati muore.
  • Un albero i cui fiori non vengono lasciati sbocciare è destinato a morire.
  • Un albero piantato su un terreno senza concime (foglie e frutti caduti) muore.
  • Un albero che non si nutre di elementi esterni (acqua e sole) muore.

A che serve allora cinguettare felici su un ramo se le radici non sono state nutrite? Di lì a poco l’albero cadrà. E a che serve nutrire le radici, se la linfa si blocca nel tronco e non prosegue?

Mi rendo conto che sembra che io stia raccontando una favoletta per i bambini, ma tutto ciò è pensato non solo per quei ragazzini che non si identificano nella loro federazione. Vale per tutti e credo che sì, abbiamo bisogno di favole. Lo sport è anche sogno, è storia di passione, favole di eroi e campioni.

Per chiudere,  propongo uno spezzone di un film (Ratataplan) che ci porta dentro il mondo delle aziende. Immagino sarà evidente a tutti quale è l’albero che mi piace, perché messa la piramide a parte, un avvertimento è d’obbligo: non tutti gli alberi sono Alberi.

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