Organizzare eventi? Io remo contro!

Oggi per lo sci è stata una giornata importante. Sono stati assegnati i Campionati Mondiali per il 2017. Lo sci alpino è stato assegnato a St. Moritz, che già aveva organizzato lo stesso evento  nel 2003.

Leggendo la cronaca di questa giornata al cardiopalma per lo sci la mia mente frullava e frullava. Mi è venuto in mente un testo letto recentemente sulla sostenibilità dei grandi eventi. E un altro che citava il sucesso di St. Moritz nel 2003 per la comunità intera dell’Engadina. Mi venivano in mente anche candidature fallite, come quella della Val Gardena bocciata da un referendum popolare nel 1990. In sostanza mi chiedevo: perché St. Moritz, che pure aveva già organizzato un campionato, ha messo in campo tutte le sue abilità per ricandidarsi? Perché lo ha fatto Are, la candidata svedese che non ce l’ha fatta. E Cortina, la nostra candidata? E allargando lo spettro mi chiedevo: e Roma? Roma, che poi non ha avuto il via dal governo, perché voleva ospitare le Olimpiadi? E ancora: e Londra? E Rio? E Sochi? Ovviamente la letteratura offre molti commenti e analisi ai perché di questi eventi soprattutto ora che ci avviciniamo sempre di più all’accensione della fiamma olimpica sulle rive del Tamigi.

Il messaggio, la vision direbbero alcuni, di Londra 2012 è senza dubbio evocativa:  Inspire a Generation! È per questo che ci candidiamo? Per le nuove generazioni? Roma nel suo sito scriveva: Roma 2020 offre un’opportunità per riaffermare la centralità e la fiducia nell’uomo, attraverso i valori dello sport olimpico. Un nuovo umanesimo, che, dopo la rincorsa al gigantismo degli ultimi decenni, riporti la dimensione dell’atleta e della persona al centro di ogni attività.

Le Olimpiadi sono per noi una scuola, lo scrivo sempre. Vorrei allora, partendo dai loro suggerimenti, offrire una facile e grossolana check-list a chi decidesse di candidarsi, per eventi minori.

In modo molto semplicistico suddivido le motivazioni in tre macro categorie:

  1. La promozione turistica
  2. Il miglioramento o il potenziamento delle infrastrutture locali
  3. Lo sviluppo sociale e culturale

Ovviamente ci sono sempre anche altre motivazioni, ma se si dovesse fornire una guida per valutare se valga la pena candidarsi, credo che questi tre punti offrano sufficienti spunti di analisi. Per completezza ricordo che esistono studi e modelli scientifici per valutare la sostenibilità dei grandi eventi.

Qui, in realtà, ciò che propongo è un gioco nel quale io faccio l’avvocato del diavolo. Non propongo cioè le domande magiche che tutto risolvono, piuttosto remo contro!

Promozione turistica

  1. Ne abbiamo davvero bisogno?
  2. La località che dovrebbe ospitare il mega evento è già conosciuta? In che misura? Quali sono le statistiche degli afflussi turistici?
  3. Ci sono mercati in crisi? Ci sono ambiti della nostra offerta in crisi? Quali?
  4. Vogliamo impegnare un’intera comunità, una città, una regione, uno stato con finanziamenti, cantieri etc. per potenziare il turismo?
  5. O forse è possibile fare altri interventi, meno impattanti, ma più efficaci? Magari sul piano del marketing? Delle offerte? Della qualità del prodotto turistico?

Il miglioramento o il potenziamento delle infrastrutture locali

  1. Quali strutture ci servono e perché?
  2. Cosa ne vogliamo fare dopo? (Attenzione qui lo spettro Atene 2004 e in parte, per quanto concerne la montagna, anche Torino 2006 dovrebbero tenerci allerta)
  3. Quali effetti avranno queste infrastrutture sulla popolazione? Quanti cantieri si apriranno?
  4. Perché abbiamo bisogno di un evento sportivo per realizzarle? Non ci sono altre vie?

Lo sviluppo sociale e culturale

  1. Cosa vogliamo raggiungere con precisione? Posti di lavoro? Per quanto tempo?
  2. Miglioramento della qualità della vita? In che termini?
  3. Promozione dello sport presso i giovani? (Questa fu una delle motivazioni per Roma 2020 e il governo ha risposto che la promozione dello sport per i giovani deve avvenire attraverso le scuole e non con i mega eventi) Formazione di nuove figure professionali? Per quali ambiti? In che modo si intende immettere nuova forza lavoro competente nella comunità locale?
  4. Per non svuotare la montagna? (questo vale soprattutto per comunità di montagna che vedono giovani in fuga per il mancato sviluppo economico)
  5. Creare senso di appartenenza locale? Creare coesione politica e sociale?
  6. E di nuovo: siamo certi che ci voglia un mega evento per raggiungere tutto ciò?

L’ultima domanda in ciascuno dei tre blocchi è la più importante. Bisogna sapere perché si vuole organizzare un evento e bisogna anche essere certi che esso sia l’unico strumento possibile. Bisogna, infine, essere certi che le risposte, i dubbi, e le certezze siano condivise su vasta scala.

Gli eventi sportivi uniscono e creano legami e accendono passioni. È un grande peccato quando sul luogo dell’evento, una volta spenti i riflettori, rimangono solo cattedrali decadenti e debiti e rabbia a causa di domande non poste prima ancora di partire o di risposte glissate fin dall’inizio. È un po’ come tradire i grandi claim, i meravigliosi slogan così evocativi ed emozionanti ai quali noi abbiamo creduto. E che noi stessi abbiamo creato.

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