Il bonus che distrugge la motivazione

Si chiama motivation crowding la teoria per cui in molti casi un bonus monetario per un lavoro ben svolto distrugge la motivazione. Ne parla con molta efficacia Rolf Dobelli, scrittore, giornalista e curatore, inoltre, di Zurich.Minds, una piattaforma molto suggestiva che ha l’obiettivo di confrontare idee e creatività.

L’articolo l’ho trovato su Die Zeit (in tedesco) e parte da un racconto molto semplice ma esemplare. Il signor Dobelli si era offerto di trasportare alcuni oggetti di valore per un amico dalla Germania alla Svizzera . Questi, per ringraziarlo, lo ha pagato con 50 euro. Un premio che ha sancito la fine di una relazione amicale.

Perché? Perché Dobelli lo aveva fatto volentieri e non per avere un premio.

Questo tema pare molto attuale quando si lavora con il volontariato e soprattutto nel non-profit. Prendiamo il caso di un evento. Il volontario c’è perché ama esserci, perché è appassionato, perché vuole far parte di un qualcosa che lo emoziona. Nel momento in cui noi lo ringraziamo con un premio in denaro, la passione può incrinarsi, perché si avvia un nuovo tipo di relazione. I collaboratori non faranno più nulla in più che non sia rilevante per la ricezione di un bonus.

Premiare o non premiare?

Semplificare è rischioso, mi rendo conto. E soprattutto il volontariato negli eventi, soprattutto quelli di grande importanza mediatica, è molto complesso. Si deve da un lato garantire professionalità, ma questa professionalità non può essere pagata. Conosco eventi in cui i collaboratori percepiscono un rimborso spese. Questa mi pare una buona soluzione soprattutto quando sono richieste tante ore di partecipazione, responsabilità individuali sull’operato e serietà. Ma nel momento in cui ci si avvia su questa strada, ci si muove anche dentro un delicato equilibrio tra la  compensazione monetaria per il lavoro svolto e il mantenimento della passione.

È inoltre sbagliato dire che “bisogna motivare”. Come si fa? Si raduna i collaboratori e si dice loro: “Dovete essere motivati”? La motivazione si costruisce solo nella prassi quotidiana. Nel rispetto di tutte le persone, nel comportamento esemplare dei dirigenti, nel permettere ai volontari di vivere le proprie emozioni liberamente senza che queste siano ostacolate da un lavoro svolto male o da tensioni.

Il bonus, spiega Dobelli, funziona alla perfezione nelle banche e nelle assicurazioni, dove i lavoratori ci sono per motivi che sono ben lontani dalla passione. Laddove invece la passione è parte del dna di un’organizzazione (e gli eventi, lo sport, la cultura hanno questo dna), il bonus svilisce l’anima di ciò che si mette in scena.

Motivare, ma come?

Nella mia piccola esperienza trovo sempre che per i collaboratori vale molto di più avere in testa il capellino ufficiale dell’evento, indicatore del senso di appartenenza, di un “io c’ero“, piuttosto che un versamento in banca. Il rimborso spese c’è, ma non è ciò che determina la scelta di esserci. Quel capellino invece diventa l’uniforme di una tribù. Ovviamente non basta un capellino per motivare. Io per prima ci devo credere, devo essere appassionata e devo rispettare e condividere l’onda di entusiasmo di chi lavora con me. Devo credere in una mission comune. E devo trasmettere questo mio credere non in modo didascalico, ma semplicemente vivendolo.

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