Pasticcio in bianco

dinner in white torino

In questi giorni si aggira una polemica ai piedi della Mole. Torino città di eventi culturali di grande successo si trova a discutere se sia stato giusto finanziare con 10.000 euro un evento, giovane (nel senso che è alla sue seconda edizione) e che apparentemente ha poco a che fare con la cultura (nel senso di promozione delle arti), ma è piuttosto legato alla cultura della socialità e del convivio. L’assessore Braccialarghe dovrà rispondere ai partiti della sua stessa coalizione per questo contributo.

Cosa sarà mai successo?

Nella splendida scenografia di Villa La Tesoriera 8.000 persone vestite di bianco, munite di tavolo con tovaglie rigorosamente bianche, sedie e cibo  si sono date appuntamento per una cena. Il luogo è stato comunicato solo all’ultimo momento. Lo scopo? “Vivere lo spazio urbano all’insegna di Etica, Eleganza, Estetica, Educazione, esaltando con una scenografia d’eccezione i luoghi meravigliosi della nostra città”. Questo si legge nel sito e ancora: “Il tempo di una serata leggera, la città e i suoi luoghi più speciali, una cena a lume di candela, due chiacchiere d’estate tra amici vecchi e nuovi”.

È il primo flah mob da seduti in Italia, si spiega nel sito. Durata circa 5 ore. Partecipazione gratuita.

Prima domanda: cos’è un flash mob?

La Treccani dice: “si tratta di mobilitazioni improvvise che coinvolgono centinaia di persone reclutate con inviti a catena tramite mail. Ai convocati viene chiesto di recarsi in un luogo pubblico dove riceveranno ulteriori informazioni sul da farsi. Il tutto dura pochi minuti. Una folla di sconosciuti appare ad un’ora prestabilita nel luogo prescelto, compie azioni apparentemente senza senso e poi si dissolve.” Flash significa idea improvvisa, mob vuol dire folla”. Un bellissimo flash mob fu quello dello Stadtsballet di Berlino.

Seconda domanda: La cena torinese è un flash mob?

Evidentemente no. È certamente un raduno di cui fino all’ultimo non si sa dove accada, ma non è né improvviso, né breve. D’altra parte, la parola evento, ormai cosi abusata e usurata ha bisogno di nuovi sostituti e flash mob pare perfetto. È in inglese, nessuno lo capisce ed è di moda. La parola flash mob  compie 10 anni quest’anno ed è evidente che la sua decadenza è iniziata con l’usuale svuotamento  semantico. Entro breve diverrà semplicemente un sinonimo di manifestazione o evento, a seconda dei casi.

Terza domanda: da dove arriva l’idea?

L’Unconventional White Dinner o chic picnic nasce in Francia 25 anni fa, cioè prima che nascesse la parola e il concetto di flash mob. Di fatto a Parigi si chiama semplicemente Dîner en Blanc. Lo scopo è uguale a quello raccontato nel sito italiano. Trovarsi tra amici, riempire uno spazio urbano e godersi lo spettacolo. Divertirsi. La differenza con l’Italia, al di là dei numeri (Parigi è pur sempre una capitale) c’è la richiesta di una quota per pagare le spese organizzative (elettricità, amplificazione, bus etc). I dinner in white sono diffusi in tutto il mondo. Mi ha colpito quello di Denver, che a differenza di noi latini, associa allo stare insieme uno scopo, un’etica tutta anglosassone. La partecipazione costa 50 dollari perché il ricavato va alla ricerca sul cancro.

E quindi, come la mettiamo?

  • La cena in bianco è certamente un raduno suggestivo  per la sua scenografia e la diffusione del bianco usato creativamente dai partecipanti.
  • Certamente non è un flash mob.
  • Certamente è portatore di principi quali eleganza, estetica e anche educazione (lo spazio deve essere restituito come è stato trovato: pulito). Ci potrebbe stare bene anche il concetto di snobismo, senza volerne dare un giudizio morale, ma ecco , vedendo le foto, mi pare che una sorta di autocompiacimento di esclusività sia diffuso.  Tutti stanno a fotografarsi, a mettersi in scena. Nulla di male. Viviamo in un’epoca di autocompiacimento e perché non sfruttarlo per un evento?
  • Trovo però che nella versione torinese  il termine etica procuri un certo fastidio. L’etica la trovo dentro la versione di Denver, non in una festa un po’ narcisistica e un po’ snob oltretutto finanziata con denaro pubblico. Sbirciando tra le foto della serata direi che c’è chi si è addirittura comprato oggetti bianchi per la sera … ecco, magari quel denaro speso futilmente poteva essere usato per finanziare il convivio. C’erano otto mila persone. Bastavano 1,25 euro a testa per evitare il finanziamento pubblico di 10.000 euro.

La conclusione delle conclusioni è che è un evento con troppe  distorsioni di senso. Un vero pasticcio, se vogliamo rimanere in ambito gastronomico.

Lo si potrebbe chiamare semplicemente Dinner in White e basta. E godersi una cena scenografica in cui si diviene attori e scenografia insieme e si gioca. E si potrebbe chiedere ai partecipanti di pagarsi  di tasca propria questo  divertimento unconventional. Allora sì, l’evento diverrebbe coerente, e per quanto snob, sarebbe certamente onesto e  puro nel senso etimologico del termine, cioè autenticamente bianco.

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