L’Italia non é un paese per eventi

L'amara ironia di una "board" su Pinterest. Expo made of Italians. Purtroppo, si.
L’amara ironia di una “board” su Pinterest. Expo made of Italians. Purtroppo, si.

Questo, cari lettori, contrariamente alla mia abitudine, un è post pamphlet, un post amaro e sconfortato. Un post che segna una sconfitta verso tutto ciò che negli anni ho raccolto dentro questo blog. È il post che racconta la sconfitta degli eventi nel nostro paese.

“Il solito copione”, scrive oggi Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, “recitato per i Mondiali di Nuoto, le universiadi, la World Cup di Calcio, l’Anno Santo … Anni perduti in preliminari, discussioni infinite sui progetti, liti e ripicche sulla gestione e poi, di colpo, l’allarme: oddio, non ce la faremo mai! Ed ecco l’affannosa accelerazione, le deroghe, il commissariamento, le scorciatoie per aggirare lacci e lacciuoli, le commesse strapagate, i costosissimi cantieri no stop.”

Il “la” per questo perfetto e desolante quadro lo danno gli arresti intorno a Expo2015 a un anno dall’apertura dell’evento.

E dunque questo mio, non può che essere un post di dolore e di sconforto. Perché questo nostro paese distrugge tutto ciò che tocca. Roma ora vorrebbe partire con una candidatura olimpica e chi esprime dei dubbi è tacciato di disfattista, di iellatore, di anti-italiano.

“In questo paese – si risponde stizziti – bisogna pur credere! Bisogna andare avanti, non si può dire di no, solo per paura che qualcosa di negativo possa accadere.”

Ma i no ai grandi eventi oggi sono la voce realista di un paese che non crede più. E in questo coro, con immenso sconforto, mi ci metto anch’io, che vivo di eventi, studio gli eventi e credo, in senso astratto, che gli eventi siano una grande opportunità per la crescita (economica, sociale, culturale e professionale) di un paese.

E invece si ripete la solita storia. Il sogno viene fottuto e chiedo scusa per questa espressione che poco si confà al mio stile.

Un evento è qualcosa di impalpabile ed è effimero. Arriva, riempie di vita uno spazio, e poi se ne va. Ed è proprio il fatto che se vada che aumenta le responsabilità di chi ha l’onere e l’onore di farsene carico. La pianificazione strategica di un evento deve, per la natura della materia intangibile che tratta, occuparsi dell’evento stesso e della sua eredità. Deve avere la serenità e il tempo per affrontare non solo la grande festa, ma le tracce che saranno lasciate dopo. Ed è questa la grande forza degli eventi. Il fatto che cambiano qualcosa rispetto a prima. Che lasciano una traccia.

Affinché questa traccia sia un avanzamento, una crescita, un miglioramento, ci vuole solo una cosa: responsabilità, che è il compito primario di qualsiasi manager. Responsabilità per un’intera comunità, intesa non solo in senso geografico o sociale, ma come rete di impresa, servizi, persone, competenze, energie …

Nei mega eventi questa responsabilità riguarda non solo il paesello e i villeggianti, ma riguarda un sistema, riguarda un intero paese.

Naturalmente siamo tutti in attesa di sentenze definitive per colpevolizzare davvero gli arrestati, ma chi ora è in galera per Expo2015 (se é colpevole) ha tradito il proprio paese. E questo tradimento a quanto pare è un costume fin troppo diffuso in Italia.

Quindi, lo dico con il cuore che piange: no, questo non è un paese per grandi eventi. Lo dico io, che di eventi vivo e che credo nel potere magico di questa forza dinamica, fatta di vita, di persone, di infrastrutture, di belle architetture, di sperimentazione, di formazione, lo dico io, che per questa mia passione dovrei essere felice e orgogliosa di vivere in un paese che ospiterà Expo 2015 e che vuole candidare Roma per le Olimpiadi estive.

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6 pensieri su “L’Italia non é un paese per eventi

  1. Poco dopo che l`Expo fu aggiudicata a Milano participai a una serie di incontri al palazzo delle stelline.. per lanciare idee innovative per questo evento, avevano invitato anche la mia associazione. Mi ricordo poco per la veritá, era tutto un gran chaos, ho ancora una maglietta da qualche parte con scritto “le mie idee per far crescere lÉxpo2015” ma di idee c´erano ben poche da realizzare. Giá allora si capiva molto bene che l´unica cosa che sarebbe cresciuta per quell´occasione sarebbero stati i conti bancari di alcuni, soliti noti, personaggi…

  2. …dopo aver vissuto personalmente l’esperienza di Torino 2006, cara Stefy non posso che concordare : è triste, ma così è… che ci piaccia o meno …

  3. Quel che e’ peggio e’ la quasi totale chiusura verso chi vuole e può contribuire. Personalmente non ci ho rinunciato visto che e’ una grandiosa opportunita’, un’ottima vetrina per l’intero Paese. Sembra quasi che ci sia l’interesse per rendere complicate le cose piu’ semplici e logiche. Mi chiedo…quando si attiveranno manager ( con la M maiuscola) e non politici per gestire eventi di tale portata? esiste realmente in Italia la figura del manager il quale, a mio avviso, non deve utilizzare solo leve finanziarie, bensì di marketing e comunicazione (termini purtroppo inflazionati)? Lasciamo a posteri….

  4. @accademiavelica: hai ragione, ci vogliono i manager, non i politici. La politica deve essere di supporto, ed é fondamentale, ma appunto, ad ognuno il suo compito. Il punto é che i manager ci sono, ma poi finiscono in galera e temo che non sia solo questione di marketing. Il manager ha un dovere, direi deontologico, che si chaima resposnabilitá. E fintanto che questa resposnabilitá é mistrattata non basta la comunicazione;. e poi ci vorrebbe molto rigore, molta autodisciplina, e onestá. Credo tuttavia, che quando ci si trova intorno a tavoli dove si maneggia tanto, tantissimo denaro e dove la tua carriera dipende dal fatto come ci si comporta intorno a quel tavolo, beh umanamanete, credo sia davvero difficile. Nessuna attenuante, penso solo che forse in questo paese bisognerebbe raccontare le storie di chi ha detto no e ha fatto carriera comunque. Ecco, forse qui si ci vorrebbe un buon marketing: quello che promuove i manager virtuosi e li trasforma in modelli da imitare.

  5. Ho scoperto da poco il blog.. grazie! E’ per me un’opportunità di grande arricchimento!
    Grazie Stefania per questo tuo spunto: ripartire dalle persone, ripartire dalle storie di chi ha avuto successo senza scendere a compromessi… la narrazione di storie vere può attivare processi riflessivi e formativi, può generare un cambiamento!
    Se non nella realtà almeno dentro le persone!

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